Il pennello del pittore che si muove in soccorso del minimo riflesso tremolante della luce di una candela sull’orlo di un bicchiere; l’esatta collocazione degli aggettivi e delle pause in un dialogo – severo e sottile, il tirocinio delle apparenze non finisce mai, bisogna essere stati lì, nel punto in cui il fenomeno dispiega tutto il suo enigma, come una coda di pavone, e bisogna saper tornare indietro, nella propria stanza, al momento giusto, rimescolando le vecchie carte e ritentando i vecchi trucchi. Difficilmente, e solo in maniera accidentale, questa operazione comporta un giudizio, una postura etica o politica o religiosa. Confondere l’attenzione con il cosiddetto “impegno”, con un’ipotetica “responsabilità” contratta con il mondo, significa sempre erigere un equivoco a criterio supremo di conoscenza.
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