Allevi è il Ron Hubbard della musica italiana, e mi pare quindi del tutto evidente che se c’è un parametro con cui non ha senso giudicarlo è la qualità della sue composizioni. Sarebbe come giudicare il valore letterario di Moccia o dire che i Cesaroni non hanno il livello di scrittura di Sorkin. Se una roba arriva a milioni di persone e non a me, sono io quella che deve farsi delle domande. E la domanda non può essere «Perché non ascoltano Bach o leggono Ceronetti?» Non so quale sia la risposta giusta, ma so che quella è la domanda sbagliata.